EN BREU BRIZARA: LA POETICA DI ARNAUT DANIEL, FRA SIMBOLISMO, GIOCO ED ORGOGLIO

En breu brizara si configura come un componimento lirico costituito da 6 coblas unissonans dissolutas, seguite da una tornada di 2 versi. La lirica si apre con la cupa e fredda immagine del’inverno prossimo alla fine e con il ricorso all’immagine del tempo che si spezza, acquisendo le caratteristiche materiali di un ram, un tronc, parole ricorrenti nella I e IIcobla. La stagione invernale viene connotata dal contrasto visivo e luminoso tra il bianco e il bruno, dai rami privi di fogliame e dall’assenza del canto degli uccelli, costutuendo una caratterizzazione decisamente non topica nella lirica provenzale. L’asprezza dell’inverno è un motivo chiave dell’intero componimento in quanto non solo simboleggia l’agrezza del cuore della donna amata (amore non corrisposto) ma rimanda anche alla poetica dell’asperitas a cui si contrappone la suptilitas. L’ambiente esterno scuro, ostile, senza né luce, né foglie, né canto di uccelli, diviene metafora della triste condizione amorosa e animica del poeta che trova la sua espressione formale nell’allitterazione iniziale del suono duro della vibrante (en bReu bRIzara el temps bRaus) e lessicale nella presenza di brizar, verbo di origine germanica, usato raramente in forma transitiva. L’inverno oscuro, freddo che non permette alle foglie di crescere è la trasfigurazione dell’amore non corrisposto e quindi strettamente connesso con la sofferenza del poeta, causa del suo umore malinconico. L’oscurità dell’inverno, l’acredine del cuore della donna si manifestano per mezzo dell’uso di un linguaggio volutamente ermetico, costituito da lemmi mai attestati prima di difficile interpretazione, da parole prese dal linguaggio quotidiano e decisamente insolite nella lirica. In questo contesto si capisce l’estrema importanza del contrasto luminoso, reso con le parole chiavi nero e bianco, contenenti una forte vena simbolica:

 

NERO

BIANCO

·        mancanza di luce della stagione invernale;

·        l’umore malinconico dell’atrabile7 ;

·        la poetica dell’asperitas e dell’obscuritas (la parola agre)

·         la luce del sole come nella stagione promaverile;

·         l’amore corrisposto;

·         la subtilitas, la chiarezza dello stile (la parola dolce).

 

Nella prima stanza Arnaut afferma che, malgrado gli uccelli non cantino e la natura esterna sia ostile, chiederà ad Amore di aiutarlo nel creare un canto che sarà il primo nel suo intento di rendere franco un cuore aspro. La franchezza, cosi come la lealtà e la nobiltà espresse nella II stanza, sono le caratteristiche di cui la fin’amors si nutre: l’amore rappresenta chiave del pregio e contrafforte della nobiltà da cui nascono metaforicamente dei frutti buoni che può cogliere solo una persona leale.

Come da canone, l’amore della lirica occitanica vede il pericolo di non essere consumato per via deltrefas e culvertz che si oppongono al desiderio amoroso dell’io lirico. Secondo le regole convenzionali della fin’amors, l’amore è extra-coniugale e per questo segreto. Di conseguenza la figura topica dellauzengier rappresenta colui che lo rivela in ambito sociale e quindi considerato nemico. Da notare come in questa lirica la connotazione dei nemici dell’amore contenga delle parole forti (trefas e culvertz) ai limiti della volgarità e per questo alquanto inusuali in poesia. Se l’impostore ed il malvagio intervengono, l’amoreperis tro leial lo sagre, muore finchè un uomo leale lo consacra. Si innesta qui il tema della consacrazione, del rendere sacro, abbondantemente presente nella lirica provenzale che propone la dicotomia dell’amore profano e sacro, applicando alla sensualità la dottrina cristina dell’amore mistico. Da qui l’andamento duale del’’amore concepito nella sua dimensione carnale e spirituale,sensuale e mistico. Testimonianza di quanto affermato è la raprresentazione della donna che simboleggia l’oggetto del desiderio ma anche la dottrina, la religione, la fede divina. La connotazione spirituale e sacra di questo componimento viene evidenziata anche dall’immagine del martirio tipico nella mistica sintetizzato nel trair pen’els desertz della III cobla.

La IV stanza è emblema della poetica arnaldiana. La bona doctrina è simbolo dell’amore, della donna desiderata e comporta la suavitas (suaus), la subtilitas (suptils), e la franchezza (francx, riferimento alla dottrina della nobiltà). L’amore, così come in tutta la letteratura trobadorica, acquista un ruolo centrale all’interno del componimento, in quanto motivo e ragione del canto. Questa relazione fra canto-amore e ruolo del poeta echeggia Bernart deVentadorn in Chantars non valer pot gaire valer, in cui esprime l’idea che un canto non ha valore se non è mosso dall’amore, unica virtù che rende un uomo nobile. La consapevolezza della sua superiorità poetica nasce dall’estrema intensità che egli vi mette nel cantare l’amore, senza il quale un canto non è degno di essere chiamato tale. Fra Arnaut e Bernart de Ventadorn intercorrono però delle differenze. Mentre in Bernart la superiorità poetica scaturisce unicamente dalla forte sensibilità amorosa e dal pathos del poeta, in Arnaut si presenta come elemento fondamentale e basilare del canto ma al contempo secondario, perché interviene solo al raffinamento di esso. L’amore insegna all’uomo a creare versi la cui grandezza dipende dall’estrosità del poeta, dalle sue raffinatezze formali  e dalla sua arditezza lessicale. Da qui si spiega l’uso di rime rare (-iula), di lemmi non attestati o usati una volta sola che rendono difficoltoso ogni tentativo ermeneutico (friula, escriula, peleagre) e che si inscrivono a pieno titolo nella poetica dell’obscuritas e dell’asperitas .

In questo contesto la poesia per Arnaut, diversamente da Bernart, si configura come il campo ludico della sperimentazione linguistico-formale in cui il poeta gioca con l’arte della parola, abbinandola a quella matematica e geometrica per la creazione di componimenti poetici per un pubblico elitario.  Nel concetto di élite, infatti, si iscrive pienamente la poetica del trobar clus di cui A.D.è il massimo esponente, mirante ad una continua ed agonistica ricercatezza formale riservato a un circolo particolarmente selezionato di adepti.[7]. In questo senso, il sistema circolare e perfetto della sestina diviene il simbolo di un sistema decisamente chiuso, dal quale è impossibile l’entrata come l’uscita.[8]

I versi M’ensenh Amor qu’ieu fassa donc tal chan que non er segons ni tertz,/ ans prim d’ afrancar cor agre mettono perfettamente in evidenza come A.D. sia assolutamente consapevole della sua supremazia in campo poetico, richiamando uno dei primissimi trovatori, Guglielmo IX D’Aquitania in Ben vuelh que sapchon li pluzor.

 

All’interno della lirica si possono individuare della parole chiavi che alludono alla poetica di Arnaut e che confermano quanto appena riportato:

 

– bona doctrina (I verso, III stanza): simbolo dell’amore come maestro della poesia ma allo stesso tempo anche simbolo della donna e della religione cristiana;

 

– clars (II verso, III stanza): riferimento alla claritas, alla chiarezza dello stile (trobar leus);

 

– suptils (II verso, III stanza) : richiamo alla subtilitas, alla concettosità, all’acutezza tipico del trobar clus;

 

fina (VII verso, III stanza): allusione all’idea del raffinare che si ricollega a suptil, alla sottigliezza in campo linguistico-formale;

 

– sertz(VII verso, III stanza): espressione della sicurezza e della consapevolezza di Arnaut della sua superiorità in campo poetico;

 

– jocs (V verso, VI stanza): riferimento al gioco, alla poesia come gioco sociale e come competizione in campo formale;

 

– viula (V verso, VI stanza): simbolo del canto, della poesia;

 

La complessità formale e l’indeterminatezza del significato delle parole rendono Arnaut Daniel un giullare elitario ed impervio. Questa asperità del linguaggio viene resa attraverso:

 

– l’uso di neologismi, come non aus;

 

– la presenza di lemmi non attestati dai dizionari e, di conseguenza, di difficile traduzione  (escriula,   friula, peleagre);

 

– l’utilizzo di rime particolarmente rare e difficili quali la rima in –iula ;

 

– il ricorso a parole quotidiane ed insolite quali trefas,culvertz, crancs, brizar usato piuttosto

raramente in senso transitivo;

 

 l’allitterazione fonica del nesso occlusiva più vibrante che produce un suono duro, in linea

con la durezza e del cuore della donna amata (en BReu BRizara el temps BRaus);

 

– il forte simbolismo racchiuso nelle parole chiavi niers blancs, motivo alquanto raro

nella lirica provenzale;

 

La caratteristica peculiare di questa lirica è un certo andamento duale riscontrabile:

 

          al livello metrico-formale, nella presenza di un corpo di 6 stanze separate dalla tornada di

2 versi;

 

          al livello linguistico-formale, nelle varie coppie sinonimiche:

auzel e piula (I stanza);

* trefas e culverts (II stanza) oppositori dell’amore del poeta;

*Talant Meleagr e(IV stanza) protagonisti di un amore non consumato ;

* desirs (V stanza) talan (VI stanza), entrambi rimandano al desiderio del poeta di godere dell’amore della donna amata;

* pensar (VI stanza) cug (III stanza);

* jocs e viula (VI stanza)  entrambi simboli della poesia concepita come gioco di forme;

* orars (VI stanza)  e prec (V stanza)termini del lessico religioso. Arnaut, prima di un essere un giullare, è un chierico che ben conosce la religione e la bona doctrina;

 

·         al livello semantico-contenutistico, nel gioco oppositivo dei contrari:

* nella contapposizione bianco- nero;

* parola agre – parola dolce, chiaro riferimento alla poetica del poeta;

*Arnaut – donna amata;

* amore del poeta – amore non corrisposto della donna;

* asperitas – suptilitas

* obscuritas- suavitas

*nell’amore sacro vs amore carnale

 

·         nella polisemia delle parole, che si caricano di un duplice significato:

* amore come chiave del pregio e contrafforte della nobiltà  (I stanza);

* donna come amore e come dottrina;

cors come corpo e cuore;

friula come freddo e fregola;

agre come aggettivo e sostantivo;

 

Arnaut Daniel è uno dei maestri più indiscussi del trobar clus, ossia di una poesia aspra, dura, oscura contrapposta al trobar leu (cantare in maniera lieve), caratterizzato da uno stile soave, limpido e chiaro, ereditato dal Dolce Stil Novo. Questa asperità nelle scelte stilistiche, linguistiche e formali si ricollegano non solo all’idea ovidiana secondo cui il piacere risiede nella difficoltà (quod licet, ingratum est; quod non licet acrius urit), ma anche a Sant’Agostino. Nel De doctrina christiana II,6 si legge:  intellectui facile investigata plerumque vilescunt[9]. L’oscurità che produce la polisemia arricchisce l’intelligenza dell’uomo, per questo ciò che si offre troppo facilmente alla comprensione perde di valore.

L’ipotesi sostenuta nell’analisi di En breu brizara è che l’ermetismo di cui si avvale Arnaut rientri in un’ideologia ludica e allusiva, non lontana da quella dei goliardi. Si ricordi come proprio il gioco sia lo “spirito”della letteratura cortese e della giullaria, elemento che unisce ilarità, sollazzo, riso  alla lingua nelle sue molteplici forme ed espressioni.

 

 

 

BIBLIOGRAFIA:

 

Canettieri Paolo, Arnaut Daniel, consultabile al sito: http://www.://knol.google.com/k/arnaut-daniel

 De Sanctis Fulvio, Note sulla poetica di Arnaut Daniel, disponibile on line al sito http://knol.google.com/k/note-sulla-poetica-di-arnaut-daniel#

 Dictionnaire del’occitan médieval on line: http://www.dom.badw-muenchen.de/

Eusebi Mario, L’aur’amara, Parma, Pratiche Editrice, 1995
Lazzerini Lucia, Letteratura medievale in lingua d’oc, Modena, Mucchi editore, 2001

 

Per le informazioni sulla consacrazione e sulla teoria degli umori: www.wikipedia.it

 
Dizionari:  Französisches Etymologisches Wörterbuch di Meyer-Lübke

                 Petit Dictionnaire Provençal-Français  di E. Levy


[1] Il manoscritto non consente una lettura nitida delle lettere poiché deteriorato. Eusebi legge oracs, di cui il Trobversnon riporta alcuna occorrenza.

[2]  Lettura piuttosto difficoltosa. Eusebi legge tum somertz in tutti i manoscritti.

[3] In relazione alle teoria dei 4 umori si veda Wikipedia, enciclopedia libera, consultabile on line alla paginahttp://it.wikipedia.org/wiki/Teoria_umorale: Ippocrate tentò di applicare tale teoria alla natura umana, definendo l’esistenza di quattro umori base, ovvero bile nerabile giallaflegma ed infine il sangue (umore rosso). La terra corrisponderebbe alla bile nera (o atrabile, in greco Melàine Chole) che ha sede nella milza, il fuoco corrisponderebbe alla bile gialla (detta anche collera) che ha sede nel fegato, l’acqua alla flemma che ha sede nella testa, l’aria al sangue la cui sede è il cuore. A questi corrispondono quattro temperamenti (flemmatico, melanconico, collerico e sanguigno), quattro qualità elementari (freddo, caldo, secco, umido), quattro stagioni (primavera, estate, autunno ed inverno) e quattro stagioni della vita (infanzia, giovinezza, maturità e vecchiaia). Il buon funzionamento dell’organismo dipenderebbe dall’equilibrio degli elementi, definito eucrasia, mentre il prevalere dell’uno o dell’altro causerebbe la malattia ovvero discrasia. Oltre ad essere una teoria eziologica della malattia, la teoria umorale è anche una teoria dellapersonalità: la predisposizione all’eccesso di uno dei quattro umori definirebbe un carattere, un temperamento e insieme una costituzione fisica detta complessione: il malinconico, con eccesso di bile nera, è magro, debole, pallido, avaro, triste; il collerico, con eccesso di bile gialla, è magro, asciutto, di bel colore, irascibile, permaloso, furbo, generoso e superbo; il flemmatico, con eccesso di flemma, è grasso, lento, pigro e sciocco; il tipo sanguigno, con eccesso di sangue, è rubicondo, gioviale, allegro, goloso e dedito ad una sessualità giocosa. L’infinita possibilità che gli elementi hanno di combinarsi fra loro è all’origine degli infiniti caratteri riscontrabili nella natura umana. Gli umori, inoltre, sono soggetti a prevalere o a diminuire a seconda dei momenti della giornata, delle stagioni e delle età della vita. Il sangue, ad esempio, prevale in primavera, la collera in estate, la flemma in autunno e la bile nera in inverno. Sebbene la scienza moderna abbia completamente smentito le teorie di Ippocrate e dei suoi seguaci, esse furono dominanti fino alRinascimento. Di questa egemonia sopravvivono ampie tracce nel linguaggio moderno: il cuore è comunemente indicato come la sede dei sentimenti e in particolare dell’amore che, poeticamente, è “alito di vita“; malinconia è un sentimento di tristezza ma anche una grave forma di depressione; collera e flemma descrivono ancora oggi irascibilità e pigrizia; il collerico “si rode il fegato” oppure “è giallo dalla rabbia” (l’ittero è sintomo di malattia epatica caratterizzata dalla colorazione giallognola). Influenze della teoria umorale e della teoria dei quattro elementi sono tuttora presenti in varie forme di medicina alternativa come ad esempio la medicina naturopatica.   www.wikipedia.it

[4]  Dictionnaire del’occitan médieval consultabile alla pagina: http://www.dom.badw-muenchen.de/

[5] Wikipedia in riferimento al termine riporta la seguente definizione: la Consacrazione è il momento durante la Messa, nella Liturgia Eucaristica, nel quale il Sacerdote, pronunciando le parole di Gesù nell’Ultima cena, ottiene per grazia diDio che il pane ed il vino offerti dalla comunità diventino Corpo e Sangue di Cristo, secondo il mistero che la teologia cattolica tradizionalmente ha denominato con la parola transustanziazione. Il termine può anche indicare una scelta di vita, ossia il consacrarsi a Dio nel sacerdozio o nel prendere i voti religiosi. La Consacrazione è anche una pratica di devozione. Alcuni si consacrano al Sacro Cuore di Gesù, altri al Cuore Immacolato di Maria. È anche un atto attraverso il quale si rinnovano, con maturità e più consapevolmente, gli impegni battesimali.  www.wikipedia.it

 [6] Il testo in esame si riferisce L’aur’amara, edizione critica curata da Mario Eusebi, Parma, Pratiche Editrice, 1995;

[7] Lucia Lazzerini, Letteratura medievale in lingua d’oc, Modena, Mucchi editore, 2001

 [8] Fulvio de Sanctis, Note sulla poetica di Arnaut Daniel, disponibile on line al sito www.knol.google.com/k/note-sulla poetica-di-arnaut-daniel

 [9] Lazzerini Lucia, Letteratura medievale in lingua d’oc, Modena, Mucchi editore, 2001, nota 8, pag. 85