IL JEU DE ROBERT ET MARION: TRANSGENERICITA E SUSSUNZIONE.

Con il Jeu de Robert et Marion si può parlare di intertestualità o meglio, di sussunzione, in quanto l’opera si caratterizza per la peculiare e continua immissione di testi allotri di naatura popolare. I testi che entrano in questa “pastorella teatralizzata” si presentano come refrains popolari, citazioni ed inserzioni liriche di una certa varietà di registro estrapolate dalla tradizione folklorica. Il richiamo e la convivenza di più generi all’interno di questo dramma teatralizzato permettono, a buon titolo, di considerare questa opera come pluridiscorsiva e polifonica per una pluralità:

 
– di voci, relative ai vari personaggi;
 
– di discorsi. (Il dit si alterna allo chant, il recitato si oppone al cantato; il recitativo in contrappunto alle arie; la dialogia, il dialogo alternato ai canti dei pastori; discorso, dialogia, lirismo, musica, canto e danza che convivono e trovano la loro espressione nella teatralizzazione);
 
– di registri stilistici. (Alternanza dello stile cortese di certi refrains; lo stile basso di Marion che entra in contrasto con quello del cavaliere, generando equivoci linguistici con risvolti comici; il registro cortese della richiesta d’amore, della bella vita, del non senso);
 
– di generi. Oltre a quello teatrale, dato dalla forte componente dialogica fra le varie voci dei personaggi, scevro da qualsiasi elemento narrativo(prevalenza assoluta dell’elemento mimetico e assenza di quello diegetico), trovano una loro espressione anche il genere lirico per mezzo dell’accurata struttura formale con cui i dialoghi fra i personaggi si esprimono. La struttura metrica dell’andamento dialogico procede per distici di 8 sillabe, più precisamente percouplets d’hoctosyllabes a rima baciata che, nel teatro , possono presentarsi anche come brisés, con il verso ripartito fra i protagonisti in scena. In particolare si tratta di un rondeau, ovvero una forma francese di poesia per musica caratterizzata dalla ripetizione di uno o più versi in determinate posizioni secondo uno schema fisso. Affermatosi nella musica polifonica del XIII con le composizioni di Adame de la Halle, formalmente presenta un episodio che viene mantenuto fisso, o soggetto a lievi modifiche, esposto nella tonalitàdella tonica. Ad esso si alternano altri episodi presentati in tonalità diverse e di carattere, in genere, differente da quello di base. Schematicamente, il rondò si presenta nella forma: ABACADA. Da notare la ripetizione dello stesso motivo (indicato con A)che apre e chiude il componimeto, mostrando un andamento circolare. Questa circolarità strutturale è funzionale al movimento tondo della danza presa dal folklore e collegata al canto. Nel rondeau sono dunque insite quelle componenti poetiche, musicali e coreografiche che abbondando nel Jeu de Robert et Marion.
La presenza del genere lirico viene attestata anche dalla struttura metricamente perfetta della danza che, a partire dal verso 190, mostra lo schema fisso abab più refrain e una serie di testi allotri di diversa struttua formale e metrica. La lirca è inoltre presente sotto forma di arie e canti popolari attingenti datta tradizione folkloristica contemporanea ad Adam de la Halle. Testimonianza di quanto appena affermato sono il ritornello cantato da Marion in apertura de jeu ed il dialogo cantato dalla pastora per controbattere alle minaccie del cavaliere. In modo specifco, la sussunzione di inserti cantti ha la funzione di igenerare l’azione e di accompagnare i dialoghi.
 
Fra la pluralità di generi che entrano nel testo, la pastorella acquista una certa rilevanza poichè funge da nucleo tematico poi trasformato nel proseguimento dello sviluppo dell’azione scenica e nella caratterizzazione dei personaggi. Il richiamo alla pastorella è riscontrabile nelle profferte amorose mosse dal cavaliere verso la pastora la quale, come nel testo marcabruniano, si  mostra reticente. In questa prospettiva si può parlare di una drammatizzazione, trasformazione e rifunzionalizzazione, almeno in parte, del genere della pastorella che, come gli altri generi ma sicuramente con un peso tematico e strutturale maggiore, diviene uno dei tanti pezzi di un mosaico che compone il Jeu.
 
Anche il genere teatrale del mariazzo sembra far capolino nell’opera in esame. Il Mariazzo è un componimento del teatro veneto. In forma di commedia, si costituisce di un canovaccio fisso. Il tema portante è centrato sulla celebrazione delle nozze: lo stesso nome è, infatti, un derivato veneto della parola maritaggio, che indica lo sposalizio. In genere si sviluppa intorno alla celebrazione di un matrimonio: concordato quest’ultimo, durante o subito prima accade un fatto che ne determi la crisi, quasi sempre con lo scoppio di una lite, successivamente dipanata; tratto esemplare del mariazzo è il contrasto comico fra i villani una tipologia drammatica che proveniva dalla nascita delvolgare e in particolare quello della scuola siciliana di Jacopo da Lentini e in seguito anche dei contrasti di Cielo d’Alcamo. Più che per i risultati scenici, questo componimento ha un rilevante valore antropologico. Difatti, nel mariazzo viene descritta accuratamente la ritualità nuziale, con attenzione alle sue modalità, agli invitati, al prima ed al dopo il matrimonio, per cui abbiamo una ricostruzione dettagliata delle usanze al riguardo dalla metà del‘400 fino alla metà del secolo successivo. I componimenti, inoltre, forniscono un importante documento sulla e della cultura popolare e dei temi in essa affrontati. Il mariazzo ci è pervenuto per lo più in componimenti anonimi di chiara origine popolare, anche se è doveroso citare il poeta Francesco di Vannozzo che sino dal 1300 aveva composto dei mariazzi per il divertimento della corte scaligera veronese e Ruzante che ha composto, messo in scena e scritto un mariazzo esemplare con la sua commedia La Betìa.

Il motivo delle nozze è centrale nell’opera di Adame. Al fidanzamento di Robin con Marion si accompagnano i motivi topici del mariazzo come le vanterie dei pastori, la festa, i balli e i canti per la celebrazione del matrimonio. Il tem nuziale, fra l’altro, è particolarmente presente anche nella comedia nueva del secolo d’oro spagnolo, in cui tutti i drammi terminano con le nozze con la funzione di ristabilire l’ordine (si vedano a tal propostito le opere drammatiche di Lope de Vega, Calderon de la Barca e di Tirso de Molina). 

Rientrano nella tecnica dell’intertestualità anche la celebre Celestina, Tragicomedia de Calisto y Melibea, opera anch’essa ad andamento dialogico la cui critica si dibatte ancora se iscriverla al genere teatrale o a quello dellanovela. Nella suddetta opera i personaggi di bassa estrazione sociale fanno sorprendentemente uso di citazioni, massime e sentenze di natura colta prese da Senenca, dall’Etica aristotelica, dal De Remedis di Petrarca, alternati agliexempla medievali ed ai proverbi popolari.

La sussunzione può considerarsi come caratteristica fondante di uno dei capisaldi di tutte le letterature, considerato a giusto titolo il primo romanzo in senso moderno: il Don Quijote. In esso, infatti, si insinuano a scopo voluteamente parodico i vari generi letterari allora in voga. Il romanzo cavalleresco, d’avventura, pastorale, sentimentale e picaresco entrano in relazione l’uno con l’altro, impersonificati dai diversi personaggi che acquistano il tono e lo stile specifico del romanzo parodiato. Si viene dunque a creare una vera e propria pluridiscorsività, fatta di generi diversi intercalati che insieme compongono il romanzo.

A questo proposito si possono individuare delle leggere somiglianze fra ilQuijote e il Jeu di Adame de la Halle:

– POLIONOMASIA. Un esempio è l’abuso dei diminutivi, tipico della letteraturapopolare (Robechon, Robinet, Robins, Robert, Marot, Marote, Marotai, Marotele, Peronnele, Perrote, Perrete);

– PLURILINGUISMO, plurlità di registri stilistici. Si veda incontro-scontro fra il registo del cavliere e quello della pastora;

– POLIFONIA, che nell’opera di Adame nasce per mezzo del plurivocismo, dell’alternanza del recitativo e delle arie, mettendo in evidenza il carattere estremamente musicale e melodico del dramma, determinato sia dalla presenza di canti che del metro impiegato (rondeau);

– PLURIDISCORSIVITA,nonchè la sussunzione di più genere letterari come fossero componenti di un puzzle;

– PLURIDISCORSIVITA SOCIALE che mette a contatto due classi sociali, la nobiltà e la classe contadina.
BIBLIOGRAFIA:
Adame de la Halle, Teatro, a cura di rosanna Brusegan, Venezia, Marsilio, 2004;
Per i riferimenti al Chisciotte si veda la parte introduttiva curata da  John jay Allen in Miguel de Cervantes,Don Quijote de la Mancha, XXII edizione, Madrid, Catedra, 2003;
Per i riferimenti il concetto di pluridiscorsività relativo al Chisciotte: Il prospettivismo nel Don Quijote, versione di sergio Ferraro e Roberto Radicati, pubblicato in Linguistics and Literary, Princeton, New jersey, Princeton University Press, 1940;
Per i riferimenti alla Celestina si veda il saggio introduttivo di Peter E. Russel in Fernando de Rojas, Comedia o Tragicomedia de Calisto y Melibea,Madrid, Castalia, 1991;
Per la nozione di rondeau: http://it.wikipedia.org/wiki/Rond%C3%B2
Per la definizione di mariazzo: http://it.wikipedia.org/wiki/Mariazzo